Quando il Fan Service distrugge trent’anni di Lore (Spoiler Alert!)
IMPORTANTE, questa recensione è ricca di spoiler!
Resident Evil Requiem è indubbiamente un gioco che nel bene e nel male ha fatto parlare di sé e ha segnato la serie di Resident Evil. Il primo, colossale insulto all’intelligenza del giocatore si presenta subito come il motore immobile dell’intera vicenda. Un morbo misterioso che colpisce i superstiti di Raccoon City a trent‘anni di distanza dal disastro. La logica ferrea della saga è sempre stata binaria: 1) se vieni morso o ferito sei contagiato e ti trasformi in poche ore o minuti. O subisci mutazioni specifiche e immediate come Jill Valentine con il Virus T o Sherry Birkin con il Virus G. 2) Se non vieni contagiato, scappi e ti salvi. L’idea che Leon e Sherry abbiano in corpo una “bomba a orologeria” biologica rimasta silente per tre decenni, senza dare alcun sintomo mentre affrontavano piaghe in tutto il mondo. Questa è la prima grande supercazzola del gioco. All’inizio ci passi sopra, sperando in un complotto governativo o chissà cos’altro. E invece no: per gli sceneggiatori Capcom, il virus del ’98 aveva semplicemente un timer flessibile.
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