Oltre il mito della specie pura: la verità che sul difetto che ci ha resi umani
Esiste un limite oltre il quale il dubbio smette di essere uno strumento scientifico e diventa un rifugio per chi ha paura della verità. Quel limite è stato ampiamente superato nel dibattito sulle origini umane. Oggi, negare che la nostra specie sia il risultato di un’ibridazione profonda (ibridazione umana), complessa e assolutamente unica non è più una posizione prudente: è un atto di negazionismo biologico sistematico.
Possiamo chiamarli “burocrati della mente ” , individui che occupano cattedre e laboratori e che, messi di fronte all’irregolarità dell’essere umano, preferiscono dichiarare l’impossibilità del dato piuttosto che ammettere il fallimento del loro paradigma. Per loro, l’ibridazione umana deve rimanere un dettaglio marginale, una “curiosità statistica” da relegare nelle note a piè di pagina. Ma la statistica non scrive la storia; le anomalie sì. Mentre i laboratori di genetica sfornano prove schiaccianti sulla nostra natura ibrida, i custodi del consenso si affrettano a chiamarla “normale”. Ma non c’è nulla di normale in ciò che siamo diventati.