La progressiva propagazione del peccato di Adamo nella biologia umana
Per secoli, la teologia più recente ha interpretato il peccato originale attraverso una lente puramente spirituale e moralistica, definendolo come la perdita astratta di una “grazia originaria” subita da un peccato che poteva commettere solo il capostipite. Questa impostazione — cristallizzata in epoca post-tridentina in risposta alle polemiche dottrinali di Lutero — ha progressivamente reciso il legame con il dato testuale della Sacra Scrittura e con il realismo biologico che attraversa sia l’Antico che il Nuovo Testamento.
Esaminando rigorosamente i testi, la storia del dogma e le scoperte biologiche moderne, emerge una prospettiva radicalmente diversa: il peccato originale non è una colpa morale trasmessa per via giuridica da un Dio giustizialista, ma una ferita materiale, genetica e sanguigna. Un peccato eretiario perché ha comportato la corruzione della «natura umana», come riporta il Catechismo della Chiesa Cattolica, intesa non in modo astratto ma come la realtà biologica del genere umano.
Che cos’è il peccato originale? Il peccato originale, nel quale tutti gli uomini nascono, è lo stato di privazione della santità e della giustizia originali. È un peccato da noi «contratto», non «commesso»; è una condizione di nascita, e non un atto personale. A motivo dell’unità di origine di tutti gli uomini, esso si trasmette ai discendenti di Adamo con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione […]». ~ CCC Compendio