Un viaggio tra sacro e profano, per scoprire la vera vocazione del genere umano
Ogni persona ha il proprio percorso di fede, del tutto personale e legato al proprio background. Il mio? Quello di un ragazzino che si allontanò dalla fede cattolica dopo aver sentito un’interpretazione della Genesi mosaica da parte del catechista semplicemente inaccettabile. L‘Uomo descritto come “dominatore del mondo“, chiamato a ghermire tutto il creato. Fu per me un’immagine talmente grottesca, tanto da indurmi a non fare la Cresima. Pur essendo ancora un ragazzino, ero assolutamente consapevole che non potevo accettare un punto di vista così mediocre sulla vocazione del genere umano. Poi però mia sorella mi fece un regalo semplicemente sublime: la prima edizione de Il Signore degli Anelli!
Arda: la Terra vista con gli occhi del più grande scrittore fantasy

Per me si aprì un mondo del tutto nuovo, quello di Arda, che mi avrebbe mostrato la realtà da ben altre prospettive. J. R. R. Tolkien divenne per me uno spartiacque della fede. Grazie ai Primi Figli di Eru Illuvatar, descritti da Tolkien come semidei immortali chiamati a custodire il creato, in perfetta armonia con la natura, compresi che c‘era un modo tutto nuovo di leggere la Storia delle Storie. All’età di 21 anni, dopo aver letto Il Silmarillion, feci la Cresima. E, insieme a mia sorella, cominciai un viaggio alla ricerca di quell’anelito di bellezza, possibile solo per chi ha conosciuto Gesù Cristo. Naturalmente ci furono per me altre letture fondamentali per la mia crescita come cristiano, alcuni percorsi importati come le 10 parole di don Fabio Rosini. Ma adesso sapevo che ogni persona è chiamata a una grande e incredibile quest.
Se Gesù fosse nerd?

Un mondo post cristiano

Venne da sé il desiderio di scrivere un saggio, gradevolmente illustrato da mia sorella, Debora Pacifico, che spiegasse il mio personale punto di vista come cattolico e nerd. Perché per quanto entusiasmo provassi in molte cose che scrivevo, affermavo o difendevo, in realtà la fede cristiana viveva una crisi sempre più profonda. Come aveva intuito Tolkien, in quanto fine filologo, il mondo non era stato scristianizzato, come affermano ancora la maggior parte degli oratori cristiani, ma più che altro per tutti il racconto della salvezza era considerato superato e incapace di offrire qualcosa di nuovo. Non era soltanto un problema legato al linguaggio, ma anche ai contenuti della Storia della Salvezza esposta dai cristiani odierni, assolutamente manchevoli di qualcosa d’importante. Allora ho sentito il bisogno di esplorare questo mio cruccio personale, proprio sfruttando il linguaggio della “parabola nerd“: se Gesù fosse tra noi, in quanto mio contemporaneo e fratello nerd, userebbe senz’altro i racconti della cultura popolare per spiegarci la fede e il senso dell’esistenza. Proprio come fece duemila anni fa, anche oggi Gesù userebbe la narrativa a portata di tutti per insegnarci cosa significa essere Figli di Dio.
Bisogna anche tenere a mente il fatto che se un racconto puramente pop ci aiuta a capire le cose di Dio, possiamo ancora considerarlo “profano” e basta? La riposta la trovate nel libro!
Inoltre, il libro è arricchito dalle bellissime e divertenti illustrazioni di Debora Pacifico, illustratrice e graphic designer. Ogni capitolo è accompagnato da una sua illustrazione/vignetta, rendendo la lettura ancora più coinvolgente. A completare l’opera, la copertina da lei realizzata: quasi un’icona moderna di Gesù, che ne esprime la potenza divina, ma immersa nell’attualità di un Dio vicino a noi.
Conclusione

Se Gesù fosse nerd – Riflessioni cristiane tra sacro e profano è un libro strano, un target ancora inesplorato e il cui genere forse è inclassificabile. Eppure l’ho scritto mettendoci tutto me stesso, perché può essere un primo importante passo per iniziare ad aprire gli occhi su tutto ciò che riduce la Storia della Salvezza a qualcosa che la gente non può più accettare. La Chiesa deve uscire dai propri paradigmi e vedere le cose da una prospettiva nuova e più straordinaria di tutto ciò che riguarda Dio e il creato. Con “nuova prospettiva”, badate bene, non alludo al progressismo, che condannò anch’io in quanto cattolico, ma si tratta di saper ascoltare chi abbiamo intorno, per entrare in un linguaggio capace di raggiungere l’altro e farlo entrare, insieme a noi, nella Storia di Gesù Cristo.