Giappone, razzismo, manga e anime
Con l’uscita della terza stagione di One Punch Man, il dibattito nelle community otaku occidentali è tornato a infiammarsi attorno alla rappresentazione e alla percezione di certi personaggi, come il colosso Darkshine. Sui social e tra i canali degli influencer è ripartita la solita polemica: il Giappone viene accusato di essere irrimediabilmente “razzista” e di trattare i meticci — in particolare quelli afro-discendenti (afurika-kei hāfu) — come cittadini di serie B, incapaci di conformarsi a quei canoni estetici che dominano l’immaginario collettivo nipponico.
Ma su cosa si fonda davvero questa reazione?
E ha senso affrontarla con il metro di giudizio del politicamente corretto occidentale? Scopromiamo insieme quanto senso abbia portare avanti una polemica del genere alla luce della realtà sociale del Giappone.