Perché l’uomo è arrivato tardi in America
Perché l’uomo è arrivato tardi in America? Abbiamo già, in parte, affrontanto l’argomento in “Dalla megafauna all’Homo sapiens”: una bonifica planetariaFino alla fine del Miocene e durante gran parte del Neogene, il pianeta non era diviso soltanto da distanze geografiche. Ma da veri e propri muri biologici. Per la stirpe di Caino, confinata e costretta a lottare per la sopravvivenza nelle terre emerse del Vecchio Mondo, l’idea di espandersi verso le Americhe era un’utopia impossibile.
I mari non erano semplici vie di comunicazione, ma territori di caccia esclusivi di super-predatori marini le cui dimensioni e ferocia sfidano l’immaginazione. Il Megalodonte, capace di superare i venti metri di lunghezza con fauci in grado di stritolare qualsiasi imbarcazione o corpo alla deriva, e i Basilosauri, serpentiformi e implacabili cacciatori delle acque costiere e pelagiche, trasformavano ogni traversata in un suicidio certo. Questo scenario risponde direttamente alla domanda sul perché l’uomo è arrivato tardi in America, fornendo un dato paleontologico inequivocabile: nelle Americhe non esistono fossili di ominidi o di antenati dell’uomo risalenti alle epoche profonde. Il continente americano è rimasto un ecosistema vergine, una riserva isolata non per caso geologico, ma per una precisa e insormontabile logica di quarantena.